4 Donne e
un Bastardo
COMMEDIA DI PIERRE CHESNOT
REGIA DI DANIELE BERARDI E PIERGIORGIO PICCOLI
ATTI: 2
DURATA: 90 min.
Allegria, eventi imprevisti, situazioni stravaganti, equivoci, ritmo serrato e battute fulminanti. Una satira effervescente e stralunata sulle debolezze maschili e femminili. François è abituato ad avere tutto, a volere tutto: egoismo e cinismo. La sera del suo compleanno, causa una congiunzione astrale di circostanze paradossali, i nodi verranno al pettine e ne risulterà l’occasione giusta per le donne da lui ingannate di… fargli davvero la festa.
ll maschilista impenitente e traditore seriale, nell’arco di una serata demenziale, si troverà alle prese con gran parte dei suoi amori passati, presenti e futuri. Accanto al bastardo della situazione ci saranno la moglie attuale e quella precedente, le amanti in corso, quelle fuori corso, una coppia di amici moralisti e un pasticcere invadente, tutti rappresentati da un gruppo irresistibile ed affiatato di simpatici e dinamici attori. Il degenerare della situazione costringerà il nostro irriducibile bugiardo a fingere un collasso per tentare di salvarsi dalla furia delle sue donne, in un crescendo di colpi di scena e di capovolgimenti di fronte.
PERSONAGGI / INTERPRETI:
Betty - Gigliola Zoroni / Valentina Ferrara
Barbara - Anna Battocchio
Catherine - Daniela Calvene
Evelyne - Federica Omenetto
Marie-Pierre - Francesca Bertin
François - Alberto Albiero
Paul - Fabio Menon
Clément - Giovanni Bazzocchi
CAST TECNICO
REGIA: Daniele Berardi & Piergiorgio Piccoli
LUCI e SCENE: Sergio Baldin
Note di Regia
“Se c’è un tempo in cui il teatro greco deve essere presente, e presente come teatro, esso è questo che stiamo attraversando.” (Carlo Diano, Opere, Bompiani, 2022)
L’allestimento si ispira all’installazione di Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci (1967): una riproduzione in cemento di una statua neoclassica si erge davanti ad un cumulo di indumenti dismessi, in un dialogo drammatico tra passato e presente, ideale e reale.
Ecco la bellissima Medea, scartata come una scarpa vecchia, che guarda a cosa le resta: l’abito, anzi un intero guardaroba, sontuoso, colorato, espressione della sua irrefrenabile vitalità e sensualità, anche ora che un mondo cupo e borghese la schiaccia e la esclude, perché diversa.
Nella spirale dell’abbandono e della perdita dello status quo, tutto diventa caos e si riduce a scarto, cencio molle.
L’abito è centrale in Medea tanto per Euripide che per Pierre Corneille. In quest’ultimo, da dono di nozze si trasforma in oggetto feticistico.
