Il Colpo Gobbo del
Dott. Frankenstin
COMMEDIA DI ARISTIDE GENOVESE
REGIA DI MARINA DE LUCA E ARISTIDE GENOVESE
ATTI: 2
DURATA: 100 min.
Per una fortuita serie di accadimenti, il medico e professore universitario Frederick Frankenstin dovrà recarsi in Transilvania al castello dell’avo Dr. Frankenstein.
Qui incontrerà personaggi comici quanto grotteschi, che gli faranno ritrovare gli appunti medici del nonno sulla creazione di un nuovo essere vivente a partire dal cervello e dalle membra di persone defunte.
Frederick cercherà di dare vita ad un umanoide nel suo laboratorio, ma per un errore di procedimento scientifico la creatura sarà inquietante, totalmente imprevedibile e scellerata.
Lo spettacolo propone in chiave comica e surreale la storia di Mary Shelley, infarcendola di gags, situazioni paradossali e personaggi sopra le righe, verso un esilarante finale a sorpresa.
PERSONAGGI / INTERPRETI:
Dott. Frankenstin - Simone Bragagnolo
Inga - Maria Grazia Iellamo
Ispettore Kemp - Paolo Maneschi
Igor - Matteo Zandonà
Frau Blücher - Cristina Mion
La Creatura - Enrico Cenci
Elizabeth - Giorgia Galvan Casagrande
Studente in Medicina - Tommaso Zorzan
CAST TECNICO
LUCI e SCENE: Samuel Donà
REGIA: Marina De Luca e Aristide Genovese
Note di Regia
“Se c’è un tempo in cui il teatro greco deve essere presente, e presente come teatro, esso è questo che stiamo attraversando.” (Carlo Diano, Opere, Bompiani, 2022)
L’allestimento si ispira all’installazione di Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci (1967): una riproduzione in cemento di una statua neoclassica si erge davanti ad un cumulo di indumenti dismessi, in un dialogo drammatico tra passato e presente, ideale e reale.
Ecco la bellissima Medea, scartata come una scarpa vecchia, che guarda a cosa le resta: l’abito, anzi un intero guardaroba, sontuoso, colorato, espressione della sua irrefrenabile vitalità e sensualità, anche ora che un mondo cupo e borghese la schiaccia e la esclude, perché diversa.
Nella spirale dell’abbandono e della perdita dello status quo, tutto diventa caos e si riduce a scarto, cencio molle.
L’abito è centrale in Medea tanto per Euripide che per Pierre Corneille. In quest’ultimo, da dono di nozze si trasforma in oggetto feticistico.
