Artemisia Gentileschi
il Processo

REGIA E DRAMMATURGIA DI VALENTINA FERRARA
ATTI: 1
DURATA: 80 min.

Una compagnia teatrale sale sul palcoscenico, interrogandosi sul significato di quanto sta per mettere in scena.

Come in un carillon musicale, in una giostra del tempo, affiorano dalla Storia e sfilano davanti a noi i protagonisti di un vero processo. Si è celebrato a Roma, nello Stato Pontificio, nel 1612, per lo stupro subito dalla pittrice Artemisia Gentileschi, allora diciassettenne. Imputato: il maestro di prospettiva di Artemisia, il giovane Agostino Tassi.

L’operazione fonde tre valori: arte/diritto/contrasto alla violenza sulle donne. Pare sia il primo processo per stupro documentato in Italia. Artemisia ci ha insegnato che il dolore e la vergogna possono essere sublimate in bellezza. La sua vita rappresenta una rivincita contro una società gretta e maschilista. In un mondo in cui la violenza sulle donne è ancora una vera piaga sociale, storie come la sua possono essere un esempio per tutte le donne, affinché non si perda mai la propria voce e la forza di lottare attivamente contro abitudini tossiche e comportamenti profondamente umilianti.

I verbali sono estratti dall’archivio di Stato di Roma.

Artemisia Gentilischi Nautilus

PERSONAGGI / INTERPRETI:
Artemisia Gentileschi - Arianna Guglielmi
Agostino Tassi - Kevin Munaro
Cosimo Quorli, Antonio Mazzantino, Nicolò Bedino - Gianfranco Cardone
Orazio Gentileschi, Giovan Battista Stiattesi - Daniele Berardi
Tuzia - Daniela Calvene
Caterina, Porzia Stiattesi - Laura Milan/Silvia Scarabello
Francesco Bulgarello - Federico Bruno Calearo
Voci della storia: Federico Bruno Calearo, Federica Omenetto, Silvia Scarabello, Maria Teresa Totti, Gigliola Zoroni

CAST TECNICO
DRAMMATURGIA E REGIA: Valentina Ferrara
LUCI e SCENE: Sergio Baldin
COREOGRAFIE: Manuel Bendoni
VOCE, ARPA CELTICA & PERCUSSIONI: Cecilia Franchin
COSTUMI: Valentina Ferrara, Laura Milan

Note di Regia

Serve un cambiamento culturale per contrastare la violenza sulle donne. E se sulla cultura è necessario incidere, allora sono gli strumenti culturali che vanno utilizzati perché il messaggio sia davvero efficace. A partire dal teatro: non solo una performance, ma una esperienza collettiva, ci aiuta a connetterci in un’unica emozione e apre a una serie di domande, di interrogativi a cui, insieme, possiamo dare delle risposte.

La scena contrappone l’oggi, sul praticabile dei lettori, al passato, che degli attori rievocano sul palcoscenico; li unisce la presenza di una musicista- narratrice immersa nella luce senza tempo delle candele. Secondo i dettami del teatro elisabettiano, coevo rispetto alla vicenda, l’allestimento affida alla luce, ai costumi d’epoca, ai pochi arredi ed oggetti simbolici, la rievocazione di atmosfere a volte inquietanti o drammatiche, altre volte distese.

Nel finale, entreremo anche noi spettatori nella giostra del tempo, i vivi e i morti ancora una volta danzeranno assieme al suono prima rassicurante poi scherzoso di due meravigliose frottole medievali.